Fausto Manara è psichiatra, psicoterapeuta e professore universitario alla Facoltà di Medicina di Brescia. Ha partecipato e partecipa attivamente alla vita di molte associazioni scientifiche attive nel campo della sessuologia e dei disturbi dell’alimentazione.
E’ presidente della Società Italiana per al Ricerca e la Formazione in Sessuologia, vice-presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, ed è past-president della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Ha tenuto lezioni, conferenze e seminari in molte Università italiane e straniere (Ginevra, Boston, New York), oltre che in altre iniziative a scopo didattico e formativo.
Tuttavia, al di là dell’impegno scientifico, accademico e anche politico (è stato consigliere comunale a Brescia dal 1994 al 1998) è il rapporto con la sofferenza psicologica di tante persone che l’ha coinvolto maggiormente: sia nella pratica clinica e terapeutica, sia nelle riflessioni che hanno costellato i suoi libri. In tutti i nove saggi divulgativi pubblicati da Sperling e Kupfer sono presenti forti richiami alla necessità per l’uomo di affrancarsi da vincoli, censure e condizionamenti per raggiungere quel “pensiero libero” che è il patrimonio più prezioso per fare della propria vita una personalissima e straordinaria opera d’arte.
Così, si è dedicato a rivalutare sentimenti, come la timidezza, la dolcezza e la solitudine (perché anche per essa di sentimento si tratta), considerati deboli, da censurare o da evitare; a evidenziare le ipocrisie funeste che ammorbano la vita di coppia; a frugare nei meandri delle stupidità e nelle sue consuete espressioni quotidiane; a indagare su quello che impedisce di scegliersi il destino; a mettere in luce come anche i sintomi fastidiosi della mente e del corpo possono essere visti come alleati per iniziare a dedicarsi una vita di migliore qualità. E, in tutti gli scritti come in ogni lavoro psicoterapeutico, ha ripetutamente ricordato quanto le innumerevoli strategie di manipolazione del pensiero e del giudizio, a cui siamo esposti, costituiscano una grande minaccia non soltanto alla nostra libertà, ma anche alla nostra salute mentale.
E’ stata proprio questa esigenza, che sta tra il clinico, il culturale e il politico, la porta d’accesso per farlo entrare, con le sue metafore foto-pittoriche, nel mondo delle arti visive.
